Nuovo sguardo sulla vita

Nuovo sguardo sulla vita

In un terribile incidente stradale, Andrea perde la vista. Si avvicina a Dio e inizia un cammino di rinascita. Oggi è uno scultore particolarmente affascinato dall’arte sacra

di Domitia Caramazza

“Considero il mio handicap una grande opera di misericordia di Dio che mi ha dato la possibilità di guardare la vita con uno sguardo nuovo. Vivo con grande gioia la mia disabilità. È una gioia che nasce dalla fede”.

Andrea Bianco, scultore non vedente di Bolzano, felicemente sposato da vent’anni, padre di quattro figli, è ideatore del Sacred Art 4 senses, primo corso internazionale di scultura per artisti non vedenti, tenutosi dal 13 al 25 luglio nella Scuola d’arte sacra a Firenze.

Ha perso la vista a causa di un drammatico incidente automobilistico. “Mi manca un senso, è vero, ma me ne rimangono altri quattro”. Quando è chiamato a tenere delle conferenze, insegna: “Non guardiamo a ciò che manca, ma a ciò che abbiamo. Questo vale sia per i non vedenti che per qualsiasi altra persona”.

Dalle difficoltà alla conversione

“La mia vita scorreva spensierata, senza pormi mai quesiti su Dio, fino a quel giorno: il 28 marzo 1991”.

Andrea ha appena finito di sostenere un esame di economia e commercio all’università di Trento e decide di partire con la fidanzata Lara (futura moglie) per Solda, paesino ai piedi dell’Ortles. Qui succede l’inimmaginabile.

“Sulla via del ritorno, all’altezza di Prato allo Stelvio, imbocco con la mia automobile un rettilineo. La strada è sgombera, se non fosse per un camion che procede lentamente. Mi metto sulla corsia di sorpasso, ma il camion sterza improvvisamente a sinistra, per immettersi in una via secondaria”. Andrea accelera, per evitare o ammortizzare l’impatto sulla fiancata dove è seduta Lara. La macchina viene scaraventata contro un platano sul

ciglio della strada. Lara ne esce quasi incolume, Andrea è in fin di vita. “Mi hanno portato in elicottero all’ospedale di Bolzano. In volo, sopra Merano, ho avuto un arresto cardiaco”.

Le speranze di sopravvivere risultano minime. “Avevo riportato fratture della base cranica, degli zigomi, del palato, del mento, del setto nasale, dei denti, edema ed ematoma cerebrale, schiacciamento polmonare, frattura delle costole, del femore sinistro in dieci pezzi, dei malleoli, schiacciamento del nervo sciatico, rottura dell’arteria giugulare”. È necessario un trasferimento a Verona. Andrea viene sottoposto a un’operazione lunga e complicata. “Venti giorni di coma. I miei genitori hanno chiesto al dottore come ne sarei uscito. La risposta è stata: ‘Non lo sappiamo. Solitamente non si sopravvive a certi incidenti’”. Poi un altro trasferimento, all’ospedale di Bolzano. “Sono stato sottoposto a una dozzina di interventi e ho fatto lunghe e dolorose sedute di riabilitazione. L’ematoma e l’edema cerebrale, però, avevano compresso i nervi ottici, compromettendo irrimediabilmente la vista”. Cerca la speranza di guarigione a Boston, ma non c’è niente da fare. “C’è stato qualche breve momento di sconforto, mai in grado, però, di intaccare la serenità di fondo. Durante il mio ricovero a Bolzano ogni tanto venivano a trovarmi persone che mi invitavano a pregare e io le ‘sopportavo’, celando il mio disinteresse. Veniva anche padre Giovanni, un anziano carmelitano. Mi diceva: ‘Che grazia che hai tu ad avere la croce!’. Tra me e me pensavo: ‘Beh, facciamo cambio!’”. Andrea viene dimesso e torna a casa. Padre Giovanni lo va periodicamente a trovare, ma Andrea arriva anche a farsi negare. “Sta di fatto, però, che un po’ l’insistenza di padre Giovanni e un po’ quella delle persone che ogni tanto mi facevano visita, hanno portato Lara e me a porci degli interrogativi e ad avvicinarci alla Chiesa”.

Il procedere è inizialmente confuso e guidato dalla speranza della guarigione, poi “ab

biamo cominciato a prendere in mano il Rosario e un giorno abbiamo deciso di andare a confessarci. Era una decina di anni che non lo facevo più. Varcando la soglia della chiesa, chi ci viene incontro? Padre Giovanni!”. Andrea e Lara riscoprono la bellezza della fede e ricominciano a partecipare alla Messa domenicale, e “anche a quella quotidiana”.

Il 22 ottobre 1994 padre Giovanni benedice le loro nozze.

La svolta artistica

Nel 2010, dopo nove anni dall’incidente stradale in cui perde la vista ma acquista un “nuovo sguardo sulla vita”, Andrea decide di imparare a scolpire. “Ho sempre avuto la passione per la scultura”.

Contatta e incontra scultori, ma “tutti temevano che, maneggiando sgorbie e scalpelli affilati, mi sarei fatto male”. Testardo, prosegue nella sua ricerca finché “grazie al passaparola, vengo a sapere di uno studente tedesco della facoltà di Design dell’università di Bolzano, disponibile ad aiutarmi: Nicola Hornaecker. Un tipo piuttosto ‘colorato’, con cresta, pearcing, bretelle e pantaloni strani”.

La prima cosa che Nicola dice ad Andrea è: “La tecnica e lo stile si imparano col tempo. La prima cosa che voglio insegnarti è a lavorare in sicurezza”. Nell’arco di poco tempo Andrea e Nicola creano un significativo feeling lavorativo. “Abbiamo un linguaggio tutto nostro, caratterizzato da parole, silenzi, termini inventati ad hoc… Quando non capisco qualcosa, Nicola chiude gli occhi e si immedesima nella mia situazione. In questo modo riusciamo a trovare un modo diverso per raggiungere il risultato previsto”.

Andrea è particolarmente affascinato dall’arte sacra. “Ho iniziato realizzando crocifissi e statue della Madonna. Poi sono passato ad angeli e santi. Ho fatto anche due lavori in marmo che rappresentano San Francesco e Madre Teresa di Calcutta”.

Qualcuno dice che i suoi lavori “hanno un’anima”. “Vorrei tanto che si riuscisse a instaurare un dialogo tra me e l’osservatore attraverso la mia realizzazione”, condivide. La sua prima severa critica è la moglie Lara. La collaborazione con il suo maestro, Nicola, la definisce “un arricchimento reciproco: io imparo a scolpire il legno e lui impara a insegnare in modo diverso, dando l’opportunità a persone non vedenti di realizzare i propri sogni”.

Un corso per non vedenti

A luglio si è tenuto il primo corso di scultura internazionale per artisti non vedenti. “Tre anni fa avevo letto su una newsletter che aveva aperto i battenti la Sacred art school a Firenze. Ho spedito una e-mail lanciando una provocazione: ‘Avete mai pensato alle persone invalide?’. Ho motivato la mia richiesta e ho aggiunto indirizzo e numero di cellulare. Mi ha telefonato il tesoriere della scuola, Giorgio Fozzati, venuto a trovarmi al mare in Versilia. Abbiamo discusso della mia idea: organizzare un corso di scultura per persone non vedenti”. Non un’iniziativa sociale, ma un vero e proprio corso di formazione.

“Abbiamo scritto 28 punti riguardanti sicurezza, logistica, modalità di insegnamento, accompagnamento, attrezzatura”.

Numerose le iscrizioni. “Sono stato l’ideatore, ma un amico mi definisce l’ideologo, pensando alla possibile nascita di un nuovo modo di formare i non vedenti. Il corso ha previsto sei ore di lavoro quotidiano, sotto lo sguardo vigile e competente di due maestri di scultura spagnoli, la possibilità della Messa, una lezione di Sindonologia, la visita tattile a due musei, gli Uffizi e il Bargello, un concerto di archi e la degustazione di pietanze tipiche nelle trattorie locali”.

I lavori realizzati durante il corso, a settembre saranno portati all’Expo di Milano.

Andrea è entusiasta: “Io per primo ne sentivo la necessità”. Durante questa esperienza, ha rivestito un doppio ruolo: tutor e corsista. “Ho aiutato i docenti a capire meglio gli artisti non vedenti e gli scultori a esprimersi al meglio”. ■

Tratto da “A Sua immagine” del 12/08/15