“Marmor und Marillen”

Silvia Kuppelwieser Cavalet

Alcuni giorni fa ho avuto l’onore di poter intervistare un artista molto speciale: Andrea Bianco. Ne sono rimasta entusiasta ed è per questo motivo che vorrei condividere la mia esperienza con i lettori di questa rubrica.

Ma chi è Andrea Bianco?

Sono nato a Bolzano nel 1970.
Mi sono diplomato presso il liceo scientifico e ho intra- preso gli studi universitari a Trento che purtroppo ho dovuto abbandonare nel 1991, per un incidente automobilistico grave. Oltre alle altre fratture ho subito uno schiacciamento dei nervi ottici e sono rimasto non vedente.
Nel 1994 mi sono sposato con Lara, il primo amore dell’adolescenza,e dalla nostra unione sono nati 4 figli. Dal 1996 lavoro come centralinista.

Conosce Lasa?

Conoscevo Lasa, perché da bambino ci passavo con la mia famiglia quando andavamo a Solda dove avevamo una casa.

Com’è nata l’idea di realizzare un lavoro con il marmo di Lasa?

Visto che ho realizzato con il marmo di Carrara un busto di Madre Teresa di Calcutta e un san Francesco, volevo fare un’esperienza formativa con un tipo di marmo diverso.

Come si è trovato a Lasa?

Ho trovato molta umanità negli abitanti di questo paese che per di più si prendono anche cura degli stu- denti. Un particolare che mi ha col- pito è stato quello di una signora anziana che portava le mele agli studenti, si preoccupava del loro e

del mio benessere.
Ho trovato molta disponibilità

nella direttrice Virginia Tanzer: le faccio un grande complimento per la sua competenza, la gestio-

ne della sicurezza e la pulizia che ho riscontrato nella sua scuola.
Un grazie al mio tutor Armando Casagranda di Trento: solo con il suo sostegno è stato possibile realizzare a marzo del 2015 nella Scuola Professionale per Scalpel- lini “Il pinguino” con il marmo di Lasa.

Che differenza ha riscontrato nella lavorazione tra il marmo di Lasa e quello di Carrara?

Qualsiasi materiale nuovo che uso mi mette alla prova. Il marmo di Carrara è più plasmabile, quello di Lasa è molto più impegnativo: mi ha messo alla prova sia psi- chicamente che fisicamente e la sera, quando tornavo a casa, ero stanchissimo.

Perché la forma di un pinguino?

Perché é una forma morbida, si può giocare con i particolari, è tozza ed è molto interpretabile.

Quanto tempo ci ha messo a realizzare il pinguino?

Ho lavorato per due settimane con martello pneumatico, fresa e pietra abrasiva.

Rifarebbe questa esperienza?

Visto l’entusiasmo provato durante la lavorazione del marmo di Lasa, sarei ben felice di ripetere questa esperienza.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere?

Oltre ad essere un’esperienza, é anche un arricchimen- to di vita. Vorrei smuovere le acque per aprire le scuo- le artistiche ai non vedenti. Essi purtroppo non hanno nessuna possibilità, ma ciò non vuol dire che non sarebbero in grado di fare modellazione: sanno lavorare e bene, si basano sull’udito e soprattutto sul tatto. Il tatto è molto più di un’alternativa alla vista: la visione tattile che le persone non vedenti sviluppano, aprirebbe nuo- ve prospettive anche agli scultori vedenti.

Nel luglio del 2015 da un incontro con la Sacred Art School di Firenze è nata un’idea del tutto innovativa, quella di realizzare un corso di scultura internazionale per non vedenti, con un direttore prestigioso come lo spagnolo Marco Augusto Duenas.

Sono anni che lavora a questo progetto quali sono le esperienze che ha fatto?

Nel 2010 ho riscoperto la vecchia passione per l’arte. Dapprima ho cominciato con la ceramica. Facevo prati- ca in diversi laboratori per apprendere le varie tecniche. Questo però non mi bastava più: io volevo progredire. Sono stato ammesso al laboratorio Ceramiche Francesconi di Pietrasanta in Toscana come primo non vedente. Ho cominciato ad imparare a lavorare l’argilla con cui creo i miei bozzetti.

Ho partecipato a due simposi di scultura su marmo per artisti non vedenti che si sono tenuti a Carrara.
Nel 2013 ho iniziato a scolpire il legno nonostante lo scetticismo delle persone addette ai lavori.

Con la competenza del mio maestro Nicola Hornaecker e con la mia testardaggine sono riuscito ad ottenere ri- sultati interessanti.

Tengo conferenze nelle scuole, negli istituti e anche all’Università per divulgare
un messaggio che mi sta particolarmente a cuore: con l’entusiasmo e la volontà si possono superare ostacoli che potrebbero apparire insormontabili. Questo vale per tutte le persone, siano esse invalide oppure no.

Dopo la mia intervista voglio ringraziare questo grande artista nonché grande uomo, e gli auguro che con la sua risolutezza riesca a raggiungere e superare gli obiettivi che si è prefissato.

Marmor und Marillen-pdf

http://www.marmorundmarillen.com/zeitschriften.html