L’arte è per tutti

L’arte è per tutti.
Anche per i non vedenti.

Intervista allo scultore bolzanino Andrea Bianco che lancia un appello ai musei: “Si può fare di più, le opere dovrebbero essere a disposizione di tutti”

Andrea Bianco, in seguito ad un incidente d’auto, è non vedente dall’età di ventun anni. Ma la perdita della vista non gli ha impedito di realizzare il suo sogno: diventare uno scultore. Grazie alla sua forza d’animo e alla grande determinazione, è riuscito a realizzare il suo più grande desiderio.

Andrea, sei la dimostrazione che tutti possono fare arte…

La possibilità di esprimersi con l’arte è di tutti. Io mi esprimo con la scultura, un altro si esprime con il canto, un altro ancora con la danza. L’arte è per tutti, a prescindere dall’età, dalla cultura e anche dalla salute. Essere anziano non è una scusante, essere non vedente non è una scusante. Credo che ognuno debba trovare il proprio modo per esprimersi con l’arte. Non accetto chi mi dice “Ah, io non sono capace!”. Non è vero, magari non hai nemmeno mai provato. La verità è che sei pigro. è vero che ci sarà quello più bravo e quello meno bravo, quello più dotato e quello meno dotato. Ma tutti quanti siamo in grado di imparare.

L’arte è accessibile ai non vedenti? 

Per quanto riguarda la fruibilità nei musei penso che si stia lavorando bene. Si stanno facendo grossi passi in avanti. In molti musei sono disponibili dei percorsi tattili. Però si deve fare di più. Mi piacerebbe che in tutti i musei ci fossero un paio di opere da poter toccare. Possibilmente statue, perché si prestano meglio al tatto rispetto ad altre forme d’arte. Il mio desiderio è che queste opere siano a disposizione di tutti, vedenti e non vedenti, senza alcuna distinzione. Ovviamente con un giusto compromesso, che è quello dei guanti in lattice. Anche se fanno perdere un po’ di sensibilità, permettono di analizzare un’opera attraverso il tatto senza comprometterla e causare dei danni.

Perché per lei è importante che anche i vedenti tocchino le opere?

Il tatto dà delle sensazioni completamente diverse rispetto alla vista. Vista e tatto non sono sensi sostitutivi, ma integrativi l’uno dell’altro. Se per me, quando è possibile, è normale toccare una statua, per le persone che non lo hanno mai fatto è una cosa straordinaria. Sono esperienze del tutto nuove. Gli occhi non comunicano le stesse informazioni delle mani. La vista è un senso fantastico, ti fornisce delle nozioni velocemente, ma non complete. Ti fa vedere una facciata, un punto di partenza, ma non ti da la completezza.

E per chi vuole imparare a fare arte?

Più volte ho chiesto di aprire le scuole e le accademie d’arte ai non vedenti. Certamente alcune materie non possono essere insegnate ai non vedenti, ma sicuramente una buona parte sono accessibili a tutti. Io ho provato a smuovere le acque, però vedo che non c’è stata nessuna risposta. Il problema spesso è che nelle situazioni degli invalidi, sono gli invalidi stessi a crearsi l’ostacolo. Molte volte succede che si rendano più invalidi di quanto lo siano. Sono convinto che i problemi e gli ostacoli siano solo mentali. Molti ritengono che le persone non vedenti siano anche più lente nell’apprendimento. Questa credenza non ha nessuna corrispondenza con la realtà. Il problema sta in noi non vedenti, noi persone con deficit fisici. Non stiamo dando un giusto esempio. Non mi sto dando del supereroe, ritengo che sia necessario mettere in gioco le proprie capacità, impegnarsi e cercare soluzioni ai problemi. Siamo noi il punto di partenza: se io non dico al museo, o alla scuola, che ho una particolare capacità o un’esigenza, loro non lo sapranno mai. Quindi siamo noi a dover dire alle istituzioni ciò di cui abbiamo bisogno e che abbiamo delle capacità che possono essere valorizzate. Sono ottimista. Sicuramente stiamo andando nella direzione giusta, anche se troppo lentamente.

Veronica Tonidandel

Tratto da Metropolis di giugno 2017

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