Gli studenti bendati a lezione di scultura

da Alto Adige 2 dicembre 2014

Singolare esperienza al liceo artistico: maestro d’eccezione Andrea Bianco, cieco dall’età di 20 anni

BOLZANO. L’arte passa attraverso il tatto al liceo artistico Walther di Bolzano. Sei incontri tutti dedicati alla scultura con un maestro d’eccezione, Andrea Bianco. Con Andrea l’eccezione sta proprio nel fatto che, cieco dall’età di vent’anni in seguito ad un terribile incidente d’auto, ha insegnato ai ragazzi che a volte bastano le proprie mani, e non necessariamente anche gli occhi, per fare arte.

«Tutti abbiamo una memoria tattile ed i ragazzi, grazie a questi incontri, hanno imparato ad usarla», dice la professoressa Janette Lampacher che ha iniziato un percorso dei sensi assieme alla collega Petra Lemayr.

«Il nostro intento è quello di sviluppare negli alunni un approccio nuovo alle arti, non viziato dalla vista», dice la professoressa di arti plastiche Lampacher. I ragazzi infatti sono stati bendati e nella loro cecità indotta hanno creato da un pezzo di creta grezza, la forma di una testa.

«Solo le mani possono guidare l’artista in una realizzazione del genere – dice Bianco -. Io ad esempio ho suggerito agli alunni di iniziare dal naso per creare il resto dei tratti somatici, un piccolo trucco se non ci si può basare sulla vista».

Soddisfatti i giovani allievi che nonostante le difficoltà iniziali nel lavorare al buio hanno portato a termine le loro sculture con entusiasmo. «È stato davvero interessante – dice Sofia Gasser, studentessa di 18 anni – capire come i non vedenti percepiscono le cose. Per lavorare la creta ci vuole molta più concentrazione e soprattutto bisogna stare attenti a qualsiasi movimento, un tocco troppo violento potrebbe rovinare tutta l’opera. Vorrei dire agli altri studenti di provare a chiudere gli occhi e percepire cosa sta loro intorno».

Anche Kilian Heindl è d’accordo con la sua compagna: «Questa esperienza mi ha aiutato ad avvicinarmi al mondo dei non vedenti, è difficile spiegare con le parole cosa si prova ad essere privati della vista. Mi è piaciuto molto l’esempio che ci ha portato Andrea, di come si possa andare avanti nonostante le difficoltà». Andreas Zagler 18 anni, ha confidato di aver provato anche a casa a dipingere con gli occhi bendati: «E’ davvero difficile fare arte senza poter vedere, ma quando una persona chiude gli occhi diventa molto più aperta alle emozioni, percepisce il mondo circostante in maniera differente».(i.c)

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