Con le mie opere sfido i tabù

Andrea Bianco – Scultore non vedente

Con le mie opere sfido i tabù

Negli ultimi venti anni della sua vita Degas a causa della cecità si dedicò progressivamente in modo sempre più esclusivo alla scultura. Con le mani cercava, capiva, dava vita alla forma. Sono più di quanti si creda gli scultori non vedenti. Andrea Bianco ha scoperto la scultura a trent’anni, nel 2010, nove anni dopo aver perso la vista per le conseguenze di un gravissimo incidente. «Ma è stato l’inizio di un cammino spirituale» racconta. Ora vive a Bolzano, è padre di quattro figli, ed espone le sue sculture in argilla, marmo e legno. Su di lui sta girando un documentario la Rai. «Nelle mie opere desidero trasmettere le mie sensazioni, il mio animo, la mia preghiera. Voglio vivere la mia vita in pienezza, con i miei lavori dare gioia agli altri».

Vietato non toccare le sue opere: «Questa esperienza mi ha fatto riscoprire il senso del tatto, che tutti abbiano ma usiamo poco e male. Toccare è un tabù dovuto a una mentalità ancora più di una necessità. Ci sono opere che potrebbero essere toccate, ad esempio attraverso guanti in lattice. Per assurdo per fare certe esperienze sono avvantaggiato io!». Ma chi sono gli scultori che fanno arte attraverso il tatto? «Molti sono ipovedenti, la maggior parte dei non vedenti hanno perso, come me, la vista avanti nell’età e quindi hanno un ricordo mentale delle forme e dei colori. I non vedenti dalla nascita sono pochi: per costoro c’è una difficoltà oggettiva per quanto riguarda la conoscenza della forma. L’anatomia per una persona non vedente è difficile, si dice, ma se una cosa è difficile mi impegno il doppio per arrivare a un risultato. L’astrazione rischia di diventare una fuga: se voglio farla deve essere per libera scelta. Fuggire è sempre perdere».

Sebbene Andrea Bianco avesse avuto una indole artistica fin da ragazzino, «non l’ho mai messa in pratica. Ho fatto lo scientifico, quindi studi economici. L’ho riscoperta dopo l’incidente. Praticare la scultura è stata una mia scelta, non un suggerimento terapeutico. Mi hanno spinto la curiosità e il desiderio. Poi è stato un vortice di situazioni ed emozioni». Fino a esaudire il desiderio di scolpire il legno, superando altre difficoltà: «Nessuno voleva insegnarmi¿ nessuno aveva il coraggio di dirmi che aveva paura che mi facessi male con la sgorbia. Poi ho conosciuto un designer di Bolzano che ha accettato la sfida. Pensava di insegnarmi qualche rudimento, invece abbiamo fatto formazione per tre anni. Io ho imparato a scolpire, lui a insegnare in modo diverso. È stato un arricchimento reciproco. Quando c’era qualcosa che non riusciva a capire, chiudeva gli occhi. Ha dovuto abbandonare le vie canoniche».

Ed è sull’insegnamento che Bianco ha deciso di combattere la sua nuova battaglia. «Allo stato attuale non c’è una vera formazione istituzionale per persone non vedenti nel campo della scultura. Questo è importante, ed è grave che non ci sia. Bisognerebbe riflettere, perché la richiesta comincia a esserci». Il suo attivismo lo ha portato nel 2015 a organizzare il primo corso internazionale per scultori non vedenti in collaborazione con la Sacred Art School di Firenze, a cui hanno partecipato tredici persone da tutto il mondo. «Mancando una vera formazione per non vedenti, ognuno cerca di scolpire da autodidatta o partecipa a corsi per normodotati, restando sempre un passo indietro. Non c’è una vera rete, l’esperienza di Firenze è stata una prima risposta. Ma non bisogna mai dimenticarsi di cercare un confronto continuo con scultori vedenti, in un dialogo alla pari». Gli è stato chiesto più volte di insegnare: «Dovrei condividere quello che ho imparato, ma non mi sento ancora maturo. Eppure insegnando si impara, e la mia fame è imparare». Intanto va nelle scuole e negli istituti d’arte «per parlare di tecniche, di materiali e di inclusione. Per raccontare la mia vicenda e spiegare che si deve reagire davanti alle difficoltà. Invito tutti, anche gli adulti, ad avere il coraggio di sognare. Nessuno ha diritto di uccidere il sogno».

Alessandro Beltrami

da Avvenire 8 marzo 2017

0803AGO3 – Andrea Bianco