Andrea Bianco, scultore. Dove gli occhi non possono arrivare

da franzmagazine 12 dicembre 2014

Mauro Sp

Padre, lavoratore, viaggiatore, cuoco, scultore. Andrea Bianco è anche non vedente. Abbiamo parlato con lui di scultura, oltre il comune punto di vista.

Tu sei completamente cieco…

Ti fermo. Per quanto sia un termine usato [l’associazione che tutela i non vedenti si chiama Unione Ciechi] io preferisco usare il termine “non vedente”, perché fa riferimento ad una situazione fisica originata da una malattia o un incidente. Il termine “cieco” lo vedo più adeguato a descrivere una disposizione mentale, etica. Una persona può vederci benissimo, ma non avere valori, non avere rispetto e fare il suo interesse a scapito degli altri, mancare della capacità di entrare in empatia con gli altri allargando i propri orizzonti: questo è per me essere ciechi.

Dunque sei un non vedente, hai quattro figli, lavori, viaggi, e scolpisci legno pietra e plasma ceramica. Non faccio dell’ironia, ma dove sta la tua invalidità?

Io sono un non vedente e dunque ho un certo handicap, non lo nascondo assolutamente e non voglio  nascondermi dietro un dito affermando di essere uguale agli altri. Non ci vedo, ne prendo atto e mi comporto di conseguenza. Desidero vivere la vita in pienezza, con tutto ciò che riserva di bello, compatibilmente con quanto il mio handicap mi permette. Senza piangermi addosso, perché nuocerei solo a me stesso e a chi mi sta attorno. Voglio guardare a quello che ho, non a quello che mi manca. Mi manca la vista, ma ho gli altri sensi che posso utilizzare a dovere: viaggio, lavoro, cucino -cosa che mi diverte e pare mi riesca- e scolpisco.

Non parliamo più di “limitazione”, ma consideriamo la sua attività di sculture come figlia di una sensibilità-sensoriale differente. Che cosa differenzia la tua attività e le tue opere da quelle di uno scultore vedente?

Nel realizzare un opera cerco di comunicare le mie sensazioni, i miei sentimenti ed emozioni. Quando mi dicono <<Le tue opere hanno un’anima>> sono riuscito a far cogliere quello che volevo trasmettere. Io non sono cieco dalla nascita e dunque ho un ricordo visivo di forme e colori. Quando mi viene l’ispirazione -a volte ci vogliono mesi- devo crearmi un’immagine mentale, una fotografia di quello che voglio fare. Comincio a lavorare quando l’immagine è chiara, anche se poi durante il lavoro mi permetto di modificare “il progetto”.
Quanto alle differenze tra scultore vedente e non vedente, assieme al mio maestro Nicola Hornaecker abbiamo notato che nella maggioranza dei casi uno sculture vedente ha un punto di vista e realizza la sua opera secondo il punto da cui la deve osservare. Può quindi capitare che siano realizzate bene le parti che si notano da quel punto di vista, mentre le parti “secondarie” rimangono da sviluppare, come ad esempio la parte posteriore delle gambe, le ascelle. Uno scultore non vedente questo non se lo permette, perché i suoi occhi sono le sue mani e le mani arrivano ovunque, non ci sono parti irraggiungibili per le mani. L’opera è dunque visibile con il tatto da qualsiasi parte la si guardi.

Legno, marmo, ceramica. Che caratteri -non caratteristiche- hanno questi materiali?

Raccomanderei a tutti quelli che vanno a vedere una scultura di toccarla. Il materiale stesso trasmette delle sensazioni. La ceramica è morbida, malleabile, facile da lavorare e dunque buona per il figurativo ma anche per comunicare sensazioni e stati d’animo in modo astratto.
Il marmo sembrerebbe caratterialmente freddo, anche se duro è più facile da scolpire del legno perché non ha venature, con gli attrezzi giusti risulta lavorabile come l’argilla. Il marmo è docile alla volontà dell’artista.
Il legno è un osso duro. Oltre alle peculiarità delle varie essenze, ci sono le venature che complicano le cose e dunque ogni colpo va valutato per bene, per non rischiare di sfasciare tutto.
Il legno però è vivo, profumato, un pezzo di cirmolo non è neanche paragonabile al marmo, ti da una sensazione di benessere, di gioia, ti fa sentire a casa, in montagna, pieno di vita.
Però, è un materiale esigente. Mi capitato di aver pensato per un mese il colpo finale per una statua di un pinguino; una sera, d’un tratto, mentre mi stavo coricando, ho avuto un’illuminazione che mi a portato, finalmente, a completare l’opera. Il legno ti mette alla prova.

So che vieni invitato a parlare nelle scuole, prossimamente all’Università di Bolzano, cosa hai piacere di comunicare ai ragazzi che incontri?

Che l’arte è accessibile a tutti, perché è espressione dei propri sentimenti. A tutti, giovani e vecchi, tengo a dire che con entusiasmo e volontà si possono raggiungere grandi risultati.  Senza piangersi addosso, senza farsi rubare i sogni.

Segnaliamo che lunedì 15/12 Andrea Bianco parlerà della propria esperienza all’Università di Bolzano, la conferenza intitolata “Vedere con le mani” si terrà nella Room F2.06 alle ore 18:00.

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