Andrea Bianco: Scolpisco e vi insegno a vedere con le mani

img-20161123-wa0001La mostra “Toccare per credere” fino a venerdì alla LUB. “Un incidente mi ha tolto la vista, ma non la voglia di fare”.

“Toccare per credere”: è questo il titolo, altamente simbolico, dell’esposizione che lo scultore bolzanino Andrea Bianco, 46 anni, ha in corso, da lunedì e fino a venerdì, negli spazi della biblioteca della LUB, in piazza Università (la vecchia piazza Sernesi).
Il titolo ha evidentemente una sua motivazione: Andrea Bianco è non vedente e da alcuni anni ha intrapreso un percorso artistico. “La scultura mi sta dando molte soddisfazioni – spiega – anche in termini di diffusione nell’approccio sensoriale al mondo dell’arte. Anche in occasione di questa mostra… insegno ai vedenti a fare attenzione all’uso dei vari sensi. Potreste non crederci ma si può imparare a conoscere un’opera d’arte anche toccandola”. L’esposizione consente – infatti – al visitatore di fare un’esperienza tattile delle opere, conoscerle toccandole, cosa che capita raramente ma che arricchisce la capacità di apprendere e dare attenzione allo studio dei particolari. E ricordiamo che fino a venerdì Bianco rimane a disposizione dei visitatori tutti i pomeriggi su prenotazione (347 2546031) per ripetere quest’esperienza per farsi guidare dallo scultore a cui un incidente stradale ha cambiato la vita.

L’esperienza tattile
“L’esposizione è anche occasione per spiegare ‘ai vedenti’ come si fa a fare attenzione all’uso dei vari sensi”.
“non vedo più dal 28 marzo 1991 – racconta – colpa di un camion che mi è venuto addosso in Val Venosta con la mia macchina finita contro un platano. Sono stato prima a Bolzano e poi a Verona. Le possibilità che potessi sopravvivere erano infinitesimali. Sono stato venti giorni in coma e ho subito venti operazioni. Ho recuperato abbastanza bene la condizione fisica. Ma la vista per quella non c’è stato nulla da fare, era irrimediabilmente compromessa. I miei genitori hanno tentato l’impossibile, mi hanno fatto visitare in strutture all’avanguardia in giro per il mondo ma la risposta è stata negativa. Il percorso è stato difficilissimo ma non mi sono mai fatto prendere dalla disperazione. Non ce l’ho la risposta per spiegarvi come mai. Certo l’affetto di Lara – la mia ragazza di allora che oggi è diventata mia moglie – e dei nostri 4 figli continua ad essere la miglior medicina”. La vera chiave per vivere la propria disabilità è guardare ai propri talenti e non ai propri limiti oggettivi. Sin da ragazzino Bianco aveva una spiccata indole artistica. “Ma certo, mai e poi mai avrei pensato di poter fare lo scultore. Poi a 40 anni ho scoperto che anche le persone non vedenti possono lavorare la creta e sono partito da lì. Poi sono passato all’avventura con il marmo e quindi tornato al mio primo amore, la scultura del legno. Mi ha dato una mano a provarci Nicola Hornaecker – di Monaco di Baviera – è stato un lungo percorso di ricerca – perchè nessuno si fidava ad insegnare a scolpire ad un non vedente – ma lui che allora era un giovane studente della facoltà di Design si è messo in gioco. Mi diceva: ‘Andrea, la tecnica e lo stile si apprendono col tempo. Quello che voglio insegnarti come prima cosa è scolpire in sicurezza’. Usare strumenti senza farmi male, da lì la mia scoperta non è mai finita”. Continua. “Adesso mi sono avvicinato anche al bronzo e preferisco tenermi le mani libere sia per materiali, soggetti e tecniche per non essere vincolato e poter realizzare ciò che sentirò quando capiterà. Per me scommesse importanti”.

Dall’Alto Adige del 23 novembre 2016

 

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